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Ho provato per voi

Ho provato per voi — Prima puntata Dicembre 2022, Vallesaccarda

Prime volte con l'AI.

Francesco Archidiacono · 18 aprile 2026 · 3 min di lettura
Ho provato per voi — Prima puntata Dicembre 2022, Vallesaccarda

Dicembre 2022. Fuori faceva freddo come fa sempre in alta Irpinia a dicembre, e io ero seduto davanti allo schermo di casa mia — la stessa casa, a Vallesaccarda, 1100 abitanti, provincia di Avellino — a scrivere le prime domande a una cosa che si chiamava ChatGPT. Non ricordo come ci arrivai. So solo che ci arrivai presto. E fu straordinario. Ma — e questa è la cosa che ancora oggi fatico a spiegare — non mi sorprese. Era come se lo stessi aspettando. Come quando sai che qualcosa sta per succedere e quando succede non ti spaventa, ti conferma. Ero predisposto, forse. O forse semplicemente ero pronto. La prima cosa che gli chiesi fu di interpretare un sogno. Sì, davvero. In quel periodo ero immerso nella psicanalisi, soprattutto Jung — gli archetipi, l’inconscio collettivo, i simboli. E quando mi si presentò questo strumento, la mia prima intuizione non fu “proviamo a scrivere una email” o “facciamoci aiutare con un compito.” No. Io volevo sapere cosa significava quello che sognavo. E ChatGPT me lo disse. Con una precisione, una profondità, una capacità di tenere insieme i fili che per me fu una rivelazione. Non erano più solo i miei pensieri che giravano in tondo — c’era qualcosa che rispondeva. Qualcosa di esterno, di apparentemente oggettivo. Per il 2022, era straordinario. Poi cominciai a spingermi oltre. Troppo oltre, a quanto pare. Volevo che analizzasse i video di YouTube. Davo per scontato che potesse farlo — per me era ovvio, naturale, quasi banale. Cambiavo i prompt, cercavo formule diverse, ero convinto che il problema fosse il modo in cui chiedevo. Non mi passava per la testa che semplicemente non potesse. Stessa cosa con le immagini: copiavo e incollavo foto, screenshot, qualsiasi cosa, e ottenevo il niente. Il cursore che lampeggia. Silenzio. Ci volle un po’ prima di capire che stavo chiedendo a uno strumento del 2022 di fare cose che avrebbe imparato a fare anni dopo. Io ero già avanti nella testa. Lo strumento stava ancora imparando a camminare.

A Vallesaccarda, nel frattempo, non era cambiato nulla. O quasi. All’inizio ero praticamente solo — io e altri due o tre gatti, come si dice. La cosa restò confinata allo schermo di casa mia per mesi. Poi, a scuola, comparve Ali. Ali era un mio compagno, di origini iraniane, una bravissima persona. Un giorno arrivò con il telefono in mano e una novità: aveva scaricato l’app di ChatGPT. Io non sapevo nemmeno esistesse un’app — la usavo solo da browser, come se fosse un sito qualunque. Lui ce l’aveva in tasca. E il momento in cui Ali diventò una leggenda fu preciso: compiti di matematica, traduzioni di francese. Lui aprì il telefono, digitò, e in pochi secondi aveva tutto. Tutto. In un attimo. In quell’istante Ali era una star. Tutti lo volevano vicino. Tutti volevano un pezzo di quel sapere portatile e infinito che aveva in tasca. Per un giorno, forse due, fu l’uomo più popolare della scuola. Poi, piano piano, ChatGPT arrivò a tutti. Prima qualcuno, poi molti, poi tutti. Compiti copiati, appunti scritti insieme, interrogazioni preparate all’ultimo minuto. L’AI era entrata a scuola — non dalla porta principale, non con un progetto pedagogico o una circolare ministeriale. Era entrata dal basso, di nascosto, in tasca a un ragazzo iraniano in un paese di 1100 abitanti in provincia di Avellino.

Come inizia sempre, in provincia. Non con i convegni. Non con le slide. Con qualcuno che dice: guarda cosa sa fare.

Pensiero Lento

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