Il nome l’hanno scelto bene.
Hirpo. Viene dagli Hirpini, il popolo osco-sannita che abitava questa terra prima dei Romani. Erano chiamati così dal lupo — hirpus, in osco. Gente dura, di montagna, abituata a stare ai margini di ogni impero che passava. Qualcuno, all’ASL di Avellino, ha deciso che il nuovo avatar digitale basato su intelligenza artificiale si chiamasse così. Non ChatBot. Non Assistente Virtuale. Hirpo. Ci ho pensato un po’, e ho concluso che è la cosa più provinciale — nel senso migliore — che potessero fare.
Cosa è successo
Il 13 aprile scorso il Direttore Generale dell’ASL di Avellino, Maria Concetta Conte, ha presentato in conferenza stampa un progetto già operativo: un avatar digitale su WhatsApp che risponde in tempo reale su pronto soccorso, liste d’attesa, prenotazioni CUP. Senza operatore. Il progetto viaggia su fondi PNRR Salute. Non è un esperimento. È acceso.
Perché lo racconto qui
Questa rubrica si chiama “Il Comune più vicino”. Di solito ci finiscono i comuni — i bandi, le delibere, i capitolati d’appalto letti di notte sull’albo pretorio. Ma l’ASL di Avellino copre un territorio fatto quasi interamente di comuni piccoli. Montella, Nusco, Lacedonia, Sant’Angelo dei Lombardi. Posti dove il medico di base è uno per tre paesi, dove la guardia medica ha orari che non bastano, dove chiamare il CUP significa aspettare in linea mentre hai già speso il credito del telefono. Hirpo non risolve niente di tutto questo. Non è un medico. Non abbrevia i tempi operatori. Non porta un ambulatorio dove non c’è. Ma risponde alle undici di sera a “quando mi arriva il referto?” E per chi abita lontano da tutto, non è un dettaglio.
Il nome, ancora
L’ASL poteva chiamarlo in mille altri modi. Un acronimo, un nome da startup, qualcosa di internazionale e neutro. Invece hanno scelto un nome che viene dalla storia di questo territorio. Un nome che, se non sei dell’Irpinia, forse non sai nemmeno pronunciare. Di solito la tecnologia arriva da fuori e porta i nomi degli altri. Nomi in inglese, o almeno nomi neutri, universali, senza radici. Qui qualcuno ha fatto la cosa contraria: ha preso uno strumento venuto da lontano e gli ha messo addosso un nome di casa. Ha chiamato con il nome del lupo una cosa che aiuta le persone a orientarsi nel labirinto della sanità pubblica. È in quel gesto che trovo qualcosa di giusto.
Quello che non so
Non so se Hirpo funziona bene. Non l’ho usato. Non so se capisce le domande con errori di battitura, se regge quando gli fai una domanda strana, se tra sei mesi sarà ancora attivo o sarà diventato uno di quei progetti presentati in conferenza stampa e poi dimenticati nel cassetto. Queste sono le domande giuste. E non ho le risposte. Quello che so è che qualcuno ha preso una tecnologia che di solito vediamo applicata altrove, l’ha portata qui, le ha dato un nome nostro, e l’ha messa a fare una cosa concreta. In un territorio dove i servizi chiudono prima che facciano buio, avere qualcosa che risponde di notte non è poco. Non è la rivoluzione. Ma è un inizio con un buon nome.
Fonti: ITV Online, 13 aprile 2026; Irpinia Oggi, aprile 2026.